125 anni di fotografia uzbeka

Una selezione storica che celebra centoventicinque anni di fotografia in Uzbekistan.

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125 anni di fotografia uzbeka

125 anni di fotografia uzbeka

L’antologia «125 anni di fotografia uzbeka» è stata realizzata su iniziativa della Casa della fotografia di Tashkent, fondata nel 2002 per riunire i principali fotografi dell’Uzbekistan. Questo ritorno alla storia della fotografia nazionale prosegue naturalmente il suo lavoro di esposizione e divulgazione. La qualità artistica ha guidato la selezione: nelle opere migliori, la padronanza tecnica del fotografo si unisce all’immagine irripetibile di un’epoca.

Il primo volume copre il periodo dalla nascita della fotografia in Uzbekistan, alla fine del XIX secolo, ai maestri della prima metà del XX secolo. Il secondo ripercorre la formazione della scuola fotografica di Tashkent nella seconda metà del Novecento. Il terzo presenta i fotografi contemporanei dell’Uzbekistan e il periodo di sviluppo indipendente del Paese.

Un’arte che unisce passato, presente e futuro

L’album rappresenta uno dei primi tentativi sistematici di esplorare il vasto tema della fotografia uzbeka. Giunta in Asia centrale quasi subito dopo la sua invenzione, la fotografia ha lasciato non soltanto testimonianze inestimabili della vita di oltre un secolo fa, ma anche autentiche opere d’arte. Per i fotografi europei il Turkestan offriva una ricchezza di impressioni visive: paesaggi, città, mestieri, abiti e volti apparivano straordinari e degni di essere fissati su lastra.

I primi fotografi trasportavano da lontano attrezzature ingombranti e fragili lastre di vetro. Il ritmo tranquillo della vita orientale si accordava curiosamente con la lentezza delle tecniche fotografiche dell’epoca. Queste immagini non sono soltanto documenti preziosi: rivelano la profondità della vita quotidiana, i dettagli dei modi di vivere e la dignità delle persone, elementi che non avrebbero potuto conservarsi altrimenti.

Il ritratto fotografico assunse un’importanza particolare. In una regione con proprie tradizioni di rappresentazione della figura umana, la fotografia offrì a ciascuno un nuovo modo di vedere sé stesso e la propria vita. I primi scatti realizzati nel territorio dell’attuale Uzbekistan risalgono alla fine degli anni Settanta dell’Ottocento. Questo periodo coincide simbolicamente con la nascita di Khudaibergen Divanov, primo fotografo e operatore cinematografico del Paese, il cui nome appartiene ormai alla storia della fotografia uzbeka.

La storia di Divanov sembra una leggenda. Alcuni artigiani tedeschi provenienti dalla regione russa del Volga si stabilirono nel Khorezm, nel villaggio di Ak-Metchet. Tra loro vi era Penner, che gli abitanti soprannominarono Panorbuva, «nonno lanterna», perché l’apparecchio che aveva portato ricordava una strana lanterna. Il giovane Khudaibergen, figlio di Nurmuhammad, segretario del khan di Khiva Muhammad Rahim Khan II, si appassionò a quello strumento. Penner gli affidò una macchina fotografica e i relativi accessori; dal 1903 Divanov iniziò a fotografare Khiva, i suoi minareti, gli amici e i familiari.

La popolarità dei suoi primi scatti suscitò l’opposizione di una parte conservatrice del clero. Il khan, tuttavia, poeta e uomo istruito, chiese a Divanov di realizzare il proprio ritratto. Soddisfatto del risultato, il sovrano protesse il giovane artista. Nel 1907 Divanov accompagnò a San Pietroburgo una delegazione del khanato di Khiva guidata da Islam Khodja e poté studiarvi fotografia per due mesi.

Da San Pietroburgo riportò un cinematografo Pathé, un grammofono e nuove macchine fotografiche. Le sue immagini rivelano una notevole coscienza storica: sceglieva soggetti capaci di parlare alle generazioni future, come minareti, moschee, siti storici, artigiani e abitanti del Khorezm. Nei ritratti Divanov univa la precisione etnografica al rispetto per la singolarità di ogni persona.

La sua carriera lo portò alla carica di ministro delle Finanze della Repubblica del Khorezm, alla direzione di un circolo fotografico in un istituto pedagogico e poi al lavoro di primo operatore uzbeko nel primo studio cinematografico del Paese. In gioventù fu vicino al movimento dei Giovani Khivani, circostanza che contribuì in seguito alla sua persecuzione. Khudaibergen Divanov fu giustiziato nel 1940 e riabilitato nel 1958.

Sappiamo poco di molti fotografi dell’Uzbekistan attivi tra la fine del XIX secolo e il primo terzo del XX. Era un’epoca in cui la fotografia veniva considerata soprattutto una fonte documentaria. Questa relativa mancanza di riconoscimento favorì tuttavia una certa libertà creativa. Nel periodo sovietico i fotografi affrontavano spesso soggetti imposti dalla società, ma molti si affermarono come veri artisti: angolazioni espressive e intensi giochi di luce e ombra trasformavano ponti, fabbriche e cantieri in immagini autonome.

Tra i maestri del periodo figuravano il fotografo di Samarcanda P. Kildyushev, il fotoreporter di Tashkent Max Penson e Fedorov, autore di una cronaca fotografica di Chirchikstroy. Le opere di Kildyushev mostrano l’influenza delle arti classiche europee e russe: composizione rigorosa, prospettiva controllata e delicata attenzione ai caratteri psicologici del ritratto. In Fedorov e in diversi fotografi degli anni Trenta e Quaranta prevalgono invece la ricerca decorativa e l’espressione modernista: angolazioni inattese valorizzano macchine, strutture e la tensione delle trasformazioni in corso.

Le fotografie di Max Penson sono forse quelle che meglio esprimono lo spirito dell’epoca. Il reportage sociale e le commissioni del tempo vi incontrano una composizione limpida, una grande economia di dettagli e una forza visiva talvolta vicina al manifesto.

L’incontro tra tradizioni visive orientali e occidentali creò in Uzbekistan un ambiente favorevole a correnti artistiche diverse. Alcuni fotografi continuarono la tradizione realista, altri esplorarono la forma e il ritmo decorativo; altri ancora mescolarono generi e stili per seguire un’epoca che accelerava anche in questa terra antica.

La storia completa della fotografia in Uzbekistan resta ancora da scrivere. Collezioni private, cartoline popolari e numerosi fondi d’archivio poco conosciuti superano i limiti di un singolo album. Questo primo panorama basta tuttavia a rivelare l’ampiezza del fenomeno: l’originale cultura fotografica dell’Uzbekistan merita uno studio attento.

Khudaibergen Divanov

Khudaibergen Divanov agli inizi della fotografia uzbeka

Documento d’archivio sulla storia della fotografia uzbeka

Ritratto storico proveniente dagli archivi fotografici uzbeki

Scena storica conservata negli archivi fotografici dell’Uzbekistan

Fotografia storica presentata nell’antologia uzbeka

Opera tratta da centoventicinque anni di fotografia uzbeka